Andrea Jori

Il mitico viaggio nella vita - Beppe Sivelli

Il mitico viaggio nella vita

di Beppe Sivelli

Il mito può essere considerato come un veicolo privilegiato di conoscenza. Narra di una storia sacra che diventa modello esemplare per l’uomo, permettendogli di arrivare a verità nascoste incomprensibili col pensiero logico razionale.

In una società moderna che gradualmente desacralizza la vita, il mito diventa una finestra su l’infinito, elevando l’uomo al di sopra della sua quotidianità. La sua presenza la si può notare tuttavia nella struttura mitica di certi riti e festeggiamenti come la festa di compleanno, certi avvenimenti che celebrano la nascita o la morte. L’uomo di oggi può esserne non consapevole ma queste risonanze mitiche permangono nel profondo della sua essenza.

Il viaggio nel ciclo della vita come metafora dell’esistenza rappresenta il percorso che l’uomo deve compiere per diventare cosciente di sé e per vivere coscientemente.

Questo percorso si svilupperà attraverso regioni sempre più illuminate, ma non prive di ombre di dubbi e procederà per tentativi, errori imparando che una strada è sbagliata dopo averla percorsa, e questo farà di quell’errore, esperienza.

Nel viaggio con la scoperta delle nostre contraddizioni e dei nostri limiti, occorrerà molta pazienza e mantenere il contatto fra conscio e inconscio, ragionando poi in termini teologici oltre che causali sperando infine nell’impossibile che si avvera oltre il deserto del nulla.

Giocare al gioco della vita e non identificandoci con lei, liberati dalla condanna del tempo ci permetterà di ripartire ogni giorno per scrivere da protagonisti la nostra unica personalissima storia.

Così nel mito dell’infanzia modelleremo quel comportamento interiore che si esprimerà nella vita adulta, così come in quella adulta permarrà quella dimensione bambino che si manifesterà in certe circostanze come in una malattia, nel gioco dell’amore, o durante certi avvenimenti festosi specialmente se avremo un po’ bevuto.

Se il bisogno dell’infanzia era quello di giocare e imparare quello dell’età adulta è prendersi sul serio e lavorare. Questo ciclo dell’età di mezzo così ci viene presentato da Jung:

Il mezzogiorno della vita è il momento di più grande spiegamento, quando un uomo si dedica completamene al suo lavoro, con tutte le sue capacità e tutta la sua volontà. Ma è anche il momento in cui nasce il crepuscolo: comincia la seconda metà della vita… A mezzogiorno inizia la discesa, determinando un’inversione di tutti i valori e di tutti gli ideali del mattino.

Se il bisogno dell’età adulta è quello di prendersi sul serio e di lavorare, quella dell’anziano dovrebbe essere di non preoccuparsi del passato che imprigiona in quel “sono chi ero” che inquieta, deprime e amareggia.

In questa ultima tappa del viaggio la percezione del tempo si riduce invitandoci a lasciare, a modificare, a ridefinire i nostri progetti con un senso di scoperta e di speranza utilizzando per questo anche l’umorismo e la saggezza.

Una bella parabola taooista racconta di un falegname e di un giovane apprendista:

Il carpentiere disse al suo apprendista : “Sai perché questo albero è così grande e così vecchio?”.

L’apprendista disse: “No… Perché?”.

Allora il carpentiere rispose: “Perché è inutile. Se fosse utile sarebbe stato abbattuto, segato e usato per letti e tavoli e sedie. Ma, siccome è inutile, è stato lasciato crescere. Ecco perché ora è così grande tanto che ti puoi riposare alla sua ombra”.

È magnifico e pieno di benevolenza e tenerezza vedere vecchi uomini e donne raccontare storie fantastiche, a bambini che li ascoltano con occhi sognanti pieni di meraviglia e stupore.

Come le stagioni, i cicli della vita continueranno ad avvicendarsi ricordandoci che il passato è ciò che si è verificato, il futuro è ciò che manca al compimento del cammino, e il presente è l’unico spazio offertoci da vivere come ci ricorda la seguente preghiera:

Considera questo giorno

poiché esso è vita.

Nel corso fugace

questo giorno racchiude

tutte le verità,

tutte le realtà della sua esistenza;

la felicità del fiorire,

la gloria dell’azione,

lo splendore della bellezza.

Poiché ieri non è che una visione,

ma l’oggi ben vissuto,

dà di ogni trascorso

un sogno di felicità,

e fa di ogni giorno futuro

una visione di speranza.

Così, considera questo giorno.

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