Il titolo parafrasando l'incipit delle "investigazioni spirituali" scritte dalla filosofa francese Simone Weil, La pesanteur et la grace, allude alle forze primordiali che in contrapposizione perenne governano l'universo. Ombra e luce vengono intese anche come male illimitato ma non infinito e amore come supremo stato di coscienza e conoscenza in una prospettiva semantica trascendente. Jori attraverso il linguaggio dell'arte s'ispira alla dicotomia degli opposti, alla fragilità del bene e alla banalità del male e ricorda, esorcizzandole, le persecuzioni che uomini di tutte le epoche hanno inflitto ai loro simili affinché certe atrocità non possano ripetersi in futuro. Viene evocata la bellezza, la catarsi artistica, come rivelazione/comunicazione, vortice che si innalza oltre i limiti del logos per riconciliarci spiritualmente. L'artista ha così creato una galleria di immagini dove la drammaticità dei temi trattati si stempera nella ricerca di una prospettiva di speranza. In mostra è possibile osservare anche una formella in terracotta plasmata ad altorilievo che fa parte di un vasto ciclo di opere che lo scultore ha dedicato, nel corso di molti anni, alla storia del popolo ebraico. Le figure negli acquerelli di Jori sono ridotte a forme essenziali e aspre, colorate vivacemente ritagliate sopra uno sfondo cupo, solfureo, icone dell'eterno dramma esistenziale umano, della vita che pervicacemente si rigenera sempre e comunque. I ritratti scultorei in terracotta fissano per i posteri nella materia lo spirito di uomini e donne che non vollero, anche a costo della loro stessa vita, rinunciare alla loro umanità e all'idea di un mondo dove è libera e pacifica la convivenza oltre i totalitarismi.
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